Fabrizio De Andrè – La cattiva strada (commento al testo)

Avete presente quando ascoltate una canzone miliardi di volte ma in realtà non l’avete mai ascoltata sul serio? Ma anche quando leggete innumerevoli volte un rigo, o una frase o addirittura una pagina ma in realtà è come se aveste guardato una pagina bianca. Poi di colpo però la pagina bianca si trasforma e diventa piena di consonanti e vocali, e così la canzone che avete ascoltato per miliardi di volte smette di essere solo una musica di sottofondo e acquista un significato: vi commuove, vi emoziona, vi fa riflettere. Ebbene oggi a me è capitato proprio questo; mentre ero in macchina e la radio metteva musica random ho ascoltato per la prima volta sul serio La cattiva strada di De Andrè. E mi ha colpito in una maniera che non riesco a descrivere. Non sono rimasto folgorato, al contrario, sono rimasto in qualche modo ipnotizzato. Quella musica, quelle parole che avevo sentito tante e tante volte per la prima volta hanno colpito la mia mente. E allora la mia mente, colpita come dicevo da questa musica un po’ malinconica ha cominciato a pensare. Come capita spesso quando si parla di Fabrizio De Andrè la musica non è una musica tanto per, e le parole non sono parole tanto per: le parole così come accade in poesia hanno un loro significato, un significato che ha bisogno di essere interpretato, un significato che come ogni cosa che deve essere interpretata può cambiare in base a chi legge, in base a chi ascolta; e la musica qui non è solo un valido sottofondo, ma si adatta al testo, è malinconica, enigmatica, così come il testo richiede.

Alla parata militare
sputò negli occhi a un innocente
e quando lui chiese “Perché ”
lui gli rispose “Questo è niente
e adesso è ora che io vada”
e l’innocente lo seguì,
senza le armi lo seguì
sulla sua cattiva strada.

Il testo si apre con un cattivo che sputa negli occhi a un innocente, il cattivo se ne va poi per la sua strada e l’innocente lo segue. L’innocente altri non è che un giovane militare che ancora non è partito per la guerra (quindi ancora innocente) che dopo aver ricevuto lo sputo chiede “perchè?” Al che il cattivo (che è il protagonista di un viaggio tra situazioni e storie diverse ma in realtà uguali tra loro) gli risponde che uno sputo non è niente in confronto alle atrocità della guerra, uno sputo non è niente in confronto a degli innocenti che si ammazzano tra loro (i soldati molto spesso sono ragazzi innocenti che sono costretti ad ammazzare altri ragazzi innocenti per non essere uccisi a loro volta).

Sui viali dietro la stazione
rubò l’incasso a una regina
e quando lei gli disse “Come ”
lui le rispose “Forse è meglio è come prima
forse è ora che io vada ”
e la regina lo seguì
col suo dolore lo seguì
sulla sua cattiva strada.

Il viaggiatore ora si ritrova a rubare l’incasso a una regina e poi, come sempre, ad andarsene per la sua (cattiva) strada. La regina è in realtà una prostituta (o un travestito, se per regina si intende la traduzione dall’inglese drag queen) e il nostro protagonista gli toglie l’incasso della serata facendola restare sola con il suo dolore (levando i soldi della serata cosa è rimasto alla prostituta se non il dolore della sua situazione?)

E in una notte senza luna
truccò le stelle ad un pilota
quando l’aeroplano cadde
lui disse “È colpa di chi muore
comunque è meglio che io vada ”
ed il pilota lo seguì
senza le stelle lo seguì
sulla sua cattiva strada.

La terza storia è quella di un pilota a cui il nostro viaggiatore toglie le stelle come punto di riferimento. Stavolta il significato è più criptico, potrebbe essere ancora un riferimento alla guerra oppure una critica a chi si fa guidare ciecamente, in questo senso il pilota potrebbe essere chiunque si faccia guidare, indirizzare da altri, senza pensare autonomamente, e piloti potremmo essere anche noi nel momento in cui preferiamo non sforzarci e seguire una strada indicata da altri piuttosto che pensare con la nostra testa.

A un diciottenne alcolizzato
versò da bere ancora un poco
e mentre quello lo guardava
lui disse “Amico ci scommetto stai per dirmi
adesso è ora che io vada”
l’alcolizzato lo capì
non disse niente e lo seguì
sulla sua cattiva strada.

Il quarto incontro è con un diciottenne alcolizzato a cui invece di dire: “non bere!” il nostro protagonista riempie un altro po’ il bicchiere. Stavolta la critica è nei confronti dei cosiddetti protezionisti, o ancora meglio bigotti che sono troppo occupati a proibire, rifiutare, giudicare per capire; e il fatto che il nostro viaggiatore incontri un alcolizzato di soli 18 anni ci fa capire che la critica parte proprio nei confronti dei genitori, di quei genitori che più di chiunque altro potrebbero capire i loro figli e che invece molte volte si trincerano dietro lo scudo della negazione e di una fantomatica “protezione” per considerarsi buoni genitori; e forse sono proprio più occupati a farsi vedere buoni genitori che esserlo. E del resto il diciottenne lo segue senza bere quel goccio in più, dimostrazione paradossale del fatto che non è impedendo che si riesce a far capire se si sta sbagliando e in caso perchè.

Ad un processo per amore
baciò le bocche dei giurati
e ai loro sguardi imbarazzati
rispose “Adesso è più normale
adesso è meglio, adesso è giusto, giusto, è giusto
che io vada ”
ed i giurati lo seguirono
a bocca aperta lo seguirono
sulla sua cattiva strada,
sulla sua cattiva strada.

Qui il nostro viaggiatore/protagonista/cattivo continua la critica nei confronti dei benpensanti/ipocriti/bigotti riprendendo anche il “farsi guidare” del pilota, e critica chi si trincera dietro ad un gruppo per sentirsi più forte, più accettato.

E quando poi sparì del tutto
a chi diceva “È stato un male”
a chi diceva “È stato un bene ”
raccomandò “Non vi conviene
venir con me dovunque vada,
ma c’è amore un po’ per tutti
e tutti quanti hanno un amore
sulla cattiva strada
sulla cattiva strada.

Qui finisce il viaggio (metaforico) del nostro protagonista. E finisce anche il pensiero critico del viaggiatore che non è altri che l’autore della canzone. Tralasciando le varie interpretazioni è chiaro il significato di fondo con cui De Andrè ci accompagna e si accompagna nel viaggio: ci dice (e dice a se stesso) di non fermarsi alle apparenze; ci dice (e dice a se stesso) di guardare oltre, di pensare con la propria testa; ci dice (e dice a se stesso) di non professare un finto amore e poi disprezzare, ma di amare e basta. Ed è sintomatico che alla fine del viaggio proprio De Andrè ci parli di amore, e non un amore esclusivo o limitato ma di un amore “un po’ per tutti”.

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4 Comment(s)

  1. I don’t like this song. It’s bored. I prefer CLAUDIO BAGLIONI!!!! By me!

    Claude | lug 11, 2009 | Reply

  2. Ho ascoltato la canzone anche io in maniera approfondita e credo di poter condividere ciò che dici, ma l’interrogativo che mi pongo sia dove porti questa cattiva strada e quale sia il vero di significato di “seguire il cattivo lungo questa cattiva strada” da come lo poni tu sembra che la “cattiva” strada sia in realtà buona, ma non sono certo di questa cosa…

    Giacomo | gen 4, 2010 | Reply

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