Don Chisciotte – Prima parte

Finalmente ieri sera, dopo aver dato la buonanotte alla mia agitatissima ragazza (oggi esame di Diritto Privato I dato alla grandissima, bravissima amore mio!), ho finito il primo volume del capolavoro di Cervantes. Che dire, una goduria. Dopo una prima parte infatti che serve più che altro da introduzione alla storia, il romanzo prende tantissimo; il dualismo Sancio/Don Chisciotte è perfetto, e più il cavaliere errante si immagina incantesimi, principesse e nemici, più lo scudiero sogna l’isola o il regno promessi; gran parte del divertimento nella storia è dato proprio da questo dualismo: da una parte Don Chisciotte che pazzo (ma solo se si parla di cavalleria errante) vede elmi al posto di catinelle e castelli al posto di osterie e dall’altro Sancio che proprio non ce la fa a vedere quello che vede il padrone, ma non per questo gli è meno fedele, anzi lui crede ciecamente a tutto quello che gli dice e promette Don Chisciotte, e l’unico suo sogno è che il suo padroni diventi imperatore così potrà ricevere l’isola tanto promessa e desiderata. E forse il discorso più commovente lo terrà proprio Sancio alla fine quando, tornato a casa dalla propria moglie, le dirà che nonostante non avesse guadagnato ne isole ne castelli “non c’è nulla nel mondo di più piacevole che esser l’onesto scudiero di un cavaliere errante in cerca di avventure.” perchè nonostante “novantanove su cento vanno a rovescio e pigliano una strada storta”, “tuttavia è un piacere aspettare che ci succeda qualche cosa attraversando monti, esplorando foreste, dando la scalata a vette, visitando castelli, e mangiando e bevendo a volontà nelle osterie, senza pagare il becco d’un quattrino.” E del resto Sancio ha perfettamente ragione, se ci pensiamo anche oggigiorno la routine uccide, e una delle cose più belle è viaggiare, viaggiare perchè il viaggio stesso è vita, e non sai fino in fondo cosa aspettarti, e proprio questa incertezza ti accende i sentimenti. Per questo consiglio a tutti di leggere Don Chisciotte, perchè non si prende troppo sul serio, perchè prende in giro i romanzi cavallereschi ma poi è pieno di donne bellissime, uomini virtuosi e di avventure, di storie e racconti.

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